

128. I progressisti americani denunciano la corruzione.

Da: L. Steffens, Il pensiero politico nell'et di Wilson, Il
Mulino, Bologna, 1961.

Il pubblico, il popolo, non  innocente, afferma il progressista
americano Lincoln Steffens in un articolo pubblicato nel 1904, qui
riprodotto, a proposito della diffusione del malcostume politico
nel suo paese. Durante la grande espansione capitalistica ed
industriale avvenuta negli Stati Uniti a cavallo dei secoli
diciannovesimo-ventesimo, vi fu una grande reazione negli ambienti
progressisti dello stesso partito repubblicano verso lo strapotere
del mondo economico e la corruzione di quello politico. Qui lo
Steffens punta il dito soprattutto contro l'ostentata indifferenza
nei riguardi della pubblica amministrazione dell'americano tipico,
cio dell'uomo d'affari, il quale poi, al fine di tutelare ad ogni
costo i propri interessi, si rende spesso direttamente
responsabile della corruzione.


Questo non  un libro. E' una raccolta di articoli pubblicati da
McClure's Magazine [rivista progressista americana]. [...] Essi
vennero scritti con uno scopo, vennero pubblicati uno dopo l'altro
con uno scopo, e sono ora riuniti e pubblicati per promuovere
quello stesso intento che era ed  di scuotere l'orgoglio civico
di una cittadinanza apparentemente senza vergogna. [...].
Quando io iniziai i miei viaggi un onesto nuovayorkese mi disse
onestamente che gli irlandesi, gli irlandesi cattolici, erano alla
base di tutto in ogni luogo. La prima citt in cui mi recai fu St.
Louis, una citt tedesca. La seguente fu Minneapolis, una citt
scandinava, con una minoranza dirigente di gente della Nuova
Inghilterra. Poi andai a Pittsburgh, presbiteriana scozzese, che
era poi ci che era il mio amico di New York. Ah, ma sono tutte
popolazioni straniere sentii dire. La seguente citt in cui mi
recai era Filadelfia, la comunit pi integralmente americana e
quella in condizioni peggiori. E dopo di essa vennero Chicago e
New York, entrambe caratterizzate da un grande miscuglio di razze,
ma l'una un trionfo del movimento riformatore, l'altra il miglior
esempio di buon governo che io abbia mai visto. La scusa
dell'elemento straniero  una delle ipocrite menzogne che ci
impediscono una chiara visione di noi stessi.
Un'altra espressione del nostro egotismo  quella che ci fa
deplorare il nostro ambiente politico e lodare i nostri ambienti
d'affari. Questo  il lamento del tipico cittadino americano. Ora
il tipico cittadino americano  l'uomo d'affari. Il tipico uomo
d'affari  un cattivo cittadino: egli  occupato. Se  un grande
uomo d'affari, e molto occupato, egli non trascura di occuparsi
di politica, di occuparsene parecchio e in maniera del tutto
affaristica. L'ho trovato che comprava politici corrompibili a St.
Louis, che difendeva profittatori a Minneapolis, che faceva opera
di persuasione a Pittsburgh, che si accordava con i bosses
[dirigenti degli apparati dei partiti democratico e repubblicano]
a Filadelfia, deplorava le riforme a Chicago e ostacolava il
buongoverno con la corruzione a New York. Questo grande uomo
d'affari [...]  la fonte principale della corruzione e sarebbe
una benedizione se egli lasciasse stare la politica. Ma non 
l'uomo d'affari che trascura la politica: quello  un buon
cittadino,  l'uomo d'affari tipico. Egli pure  occupato, e non
ha tempo per la politica. Quando la sua trascuratezza ha permesso
al malgoverno di giungere cos lontano che egli pu essere
stimolato all'azione,  infelice e si guarda attorno per una cura
rapida, cos che possa ritornare al pi presto ai suoi affari.
Naturalmente quando egli parla di politica, parla d'affari. Il suo
chiaro rimedio [...] sono gli affari. [...].
Lo spirito commerciale  spirito di guadagno, non senso del
pubblico bene; spirito affaristico, non onore; senso dell'utile
individuale, non preoccupazione della prosperit nazionale. [...]
I miei affari sono sacri dice in cuor suo l'uomo d'affari.
Tutto ci che fa prosperare i miei affari  bene; deve esserlo.
Tutto ci che li ostacola  male; deve esserlo. Una "bustarella" 
male, ossia  una brutta cosa il riceverla; ma non  cos male
darne una, se  necessario per i miei affari. "Gli affari sono
affari" non  un modo di pensare politico, ma il nostro uomo
politico l'ha fatto proprio. Egli la pensa esattamente nello
stesso modo della "bustarella", soltanto che salva il suo rispetto
di se stesso facendo convergere tutto il suo disprezzo su chi la
d, ed ha il grande vantaggio della franchezza. [...].
Ma nel commercialismo della nostra politica c' pure un motivo di
speranza. Se i nostri capi politici saranno sempre una massa di
mercanti politici, essi soddisferanno ogni domanda che noi
possiamo creare. Tutto quello che dobbiamo fare  stabilire una
consistente domanda di buon governo. Il boss ci ha dinanzi a s
suddivisi in partiti. Per lui i partiti non sono altro che mezzi
per fini corrotti. [...] Se noi lasciassimo i partiti ai politici
e votassimo non per il partito, e nemmeno per gli uomini, ma per
la citt, per lo Stato e per il paese, noi controlleremmo i
partiti, le citt, gli Stati e il paese. Se noi votassimo in massa
per il programma pi promettente, o se entrambi i programmi
fossero ugualmente scadenti, e noi facessimo cadere il partito che
 al governo e attendessimo fino alle prossime elezioni per far
poi cadere il partito che vi abbiamo posto noi, allora io credo
che il politico commerciale avvertirebbe la presenza di una
domanda di buon governo e la soddisferebbe. [...].
Ma il pubblico vuole il buon governo? [...] Il pubblico  onesto?
[...] E' migliore del mercante e del politico? Il nostro governo
corrotto non , dopo tutto, rappresentativo? [...].
Noi siamo pateticamente orgogliosi delle nostre istituzioni
democratiche, della nostra forma di governo repubblicana, della
nostra grande costituzione e delle nostre giuste leggi. Noi siamo
un popolo libero e sovrano, ci governiamo da noi e il governo 
nostro. Ma questo  il punto. Noi siamo responsabili, non i nostri
capi, dal momento che noi li seguiamo. Noi permettiamo che essi
spostino la loro devozione dal servizio degli Stati Uniti al
servizio di un partito; noi permettiamo che essi controllino il
partito e trasformino le nostre democrazie municipali in
autocrazie o la nostra nazione repubblicana in una plutocrazia.
Noi inganniamo il nostro governo e permettiamo che essi ci
strappino via la nostra sovranit con la corruzione [...]. Noi
infrangiamo le nostre leggi e deprediamo il nostro stesso governo,
la signora alla dogana, l'uomo che compie un linciaggio con la sua
corda e il capitano d'industria con le sue buste e i suoi
sconti. Lo spirito della corruzione e dell'illegalit  americano
[...]. Il pubblico, il popolo, non  innocente. Questa  la sola
notizia giornalistica di questi articoli, e senza dubbio non
torner nuova a molti osservatori.
